AD OCCHI APERTI di ANGELA POLI
"Sai qual è il bello dei cuori infranti?" domandò la bibliotecaria.
Scossi la testa.
"Che possono rompersi davvero soltanto una volta. Il resto sono graffi."
Carlo Ruiz Zafòn da Il gioco dell'angelo, 2008 atto secondo - Lux Aeterna -
«Tra due persone accade
che talvolta, molto raramente, nasca un mondo. Questo mondo è poi la loro
patria, era comunque l’unica patria che noi eravamo disposti a riconoscere. Un
minuscolo microcosmo, in cui ci si può sempre salvare dal mondo che crolla».
A realidade Sempre é mais ou menos Do que nos queremos. Só nos somos sempre Iguais a nos-proprios.
Segui la tua sorte, annaffia le tue piante, ama le tue rose. Il resto è l'ombra d'alberi stranieri.
La realtà è sempre di più o di meno di quello che vogliamo. Solo noi siamo sempre uguali a noi stessi.
Dolce è vivere solo. Grande e nobile è sempre vivere con semplicità. Lascia il dolore sulle are come offerta agli dei.
Guarda la vita da lontano, e non interrogarla mai. Nulla essa può dirti. La risposta è al di là degli dei.
Ma serenamente imita l'Olimpo nel segreto del tuo cuore. Gli dei sono dei perché non si pensano.
Segue o teu destino, Rega as tuas plantas, Ama as tuas rosas. O resto é a sombra De arvores alheias.
A realidade Sempre é mais ou menos Do que nos queremos. Só nos somos sempre Iguais a nos-proprios.
Suave é viver só. Grande e nobre é sempre Viver simplesmente. Deixa a dor nas aras Como ex-voto aos deuses.
Ve de longe a vida. Nunca a interrogues. Ela nada pode Dizer-te. A resposta Está alem dos deuses.
Mas serenamente Imita o Olimpo No teu coração. Os deuses são deuses Porque não se pensam.
Ricardo Reis (Fernando Pessoa)
Destino, secondo definizione, è un percorso prescritto. Per
la lingua spagnola è più semplicemente arrivo. Per uno nato a Napoli il destino
è alle spalle, è provenire da lì. Esserci nato e cresciuto esaurisce il
destino: ovunque vada, l’ha già avuto in dote, metà zavorra e metà
salvacondotto.
Erri De Luca (da “I pesci non chiudono gli
occhi”)
Bello mondo, anche quando bello non è... Bello mondo, se "ferri da stiro nel petto" non pesano nella memoria, se la visuale è quella di un "dopo", e di tutto l'umano resta la terra negli occhi e facce e zampe nell'aria e nel vento, resta il frutto, la foglia, il piccolo e il poco che ci ha salvati. polange
da Predica ai pesci
Bello, bello, bello mondo, bello ridere di mondo in luce mattutina in
colorazione di mondo con stagioni e popolazione e animali.
Bello mondo questo ricordo, questo io lo ricordo bello, molto bello mondo, con cielo diurno e notturno, con facce che mi piacevano e musi e zampe e vegetazione che mi sospirava e mi sospirava leggera leggera, tirando via chili e scarponi interiori che mi infangavano, tirando via ferri da stiro che mi portavo nel petto, e gran pulitura di dentro.
Bello questo io lo ricordo bello -
Io ho avuto soccorso a volte da una piccola foglia, da un frutto così ben fatto che dava sollievo al mio disordine di fondo. Si si.
Mariangela Gualtieri. Nessuna voce poetica della contemporaneità adopera le parole con una energia rinnovata e allo stesso tempo sostanza verbale del passato migliore. Versi che marcano stretto, che non lasciano la presa dell'anima, anzi, la stringono per moltiplicare il senso dell'esistere. Le parole dell'indicibile, mai intere, mai a rappresentanza totale dell'io, sempre sostitute del vero io eppure disossate, asciugate, mondate dal quotidiano linguaggio del banale prolisso, sono l'unico segno portato in superficie da cavità di solitudine dell'anima in attesa. Strapparsi alla specie, tradire le compagnie per ascoltare i moti dell'inesprimibile, "in attesa vigilata delle sillabe" che rompono silenzio e non dicono comunque. Perché? Quanta voce é utile, quanta inutile? Parole vane da risparmiare, parole lette, proferite, ascoltate, dimenticate, parole fallimento dell'essere perché nulla dicono di un dentro che le supera. Il mettersi da parte e tacere é il solo gesto poetico che raccorda l'inconciliabile, l'opzione paradossale dell'aforisma di Wittgenstein, il poco é molto se si cammina in un deserto. "Sostanziate righe fulminanti" fanno transitare la voce da un qui a lí. polange
da “Per solitario andare”
Credo mi dolga questo essermi strappata
alla specie e poi messa qui di lato
in attesa vigilata delle sillabe.
Io credo mi dolga questo stare
abbandonata lateralmente
nel sospeso del mondo
a catturare
pezzi di una voce che ancora butta giù
e dice le sostanziate righe fulminanti.
Io credo mi sentano come traditore
i compagni per questo mio piantare in asso
con modalità or inusuale
nel parlottio cellulare. Stiamo
in stretta vigilanza, in un darci la voce
continuamente in questo deserto.
Quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. E’ più facile andare in discesa, ma alla fine ti ritrovi in un buco.
A salire c’è più speranza. E’ difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all’erta. Tiziano Terzani
Oggi, rileggo "Tabaccheria" di Fernando Pessoa / Alvaro de Campos e mi sembra tutta nuova. Eppure nel tempo ne avevo memorizzato alcuni versi e soprattutto il noto incipit. Oggi, questa poesia è un'altra" o forse sono io ad essere "un'altra", e questo rende tutto più comprensibile. Vertiginoso monologo interiore di un essere qualunque, affacciato alla finestra di un appartamento qualunque in un anno qualunque. Egli è tutti e nessuno, anima inquieta in prestito alla vita e al sogno, Alvaro de Campos, straniero in ogni luogo, straniero a se stesso. Il suo nichilismo non è cupo dissolvimento del reale ma metafisica pura, quasi un'ascesa verso una dimensione dilatata dell'essere, il Sogno, l'Indefinito. E' lo iato tra la ricchezza dell'essere-dentro e il "fuori" dissonante, la strada, la città, la gente.
Il pensare alla finestra davanti ad una tabaccheria conosciuta si trasforma in volo e impossibilità del volo al tempo stesso, come la rotta del fumo che volteggia nell'aria proveniente dalla sigaretta l'anima si libra leggera nello spazio dell'immaginazione dove tutto può accadere e niente accade e secerne linguaggio, parola, poesia. Di mille possibilità non avventurarsi in nessuna, non scegliere l'Uno ma il niente dell'attesa e dell'affaccio, del desiderio che non ambisce. Da postazione in ritirata la voce monologante pensa, scrive, edifica il suo sublime portico sull'impossibile. Nei suoi versi la prova che lui esiste e non solo in quella stanza, tra punti di interrogazione e disillusioni ma oltre. Oltre. E il Tutto si spalanca: "Schiavi cardiaci delle stelle,/ abbiamo conquistato tutto il mondo prima di alzarci dal letto; /ma ci siamo svegliati ed esso è opaco, /ci siamo alzati ed esso è estraneo, /siamo usciti di casa ed esso è la terra intera, /più il sistema solare, la Via Lattea e l'Indefinito." Sono i versi più belli: anche se l'immaginazione e il Sogno sono di gran lunga più dolci della realtà e sono di per sé un mondo, fuori dalla porta di casa, ad attendere c'è l'universo che dalla strada conduce alle costellazioni...dove l'astronomia dell'essere si ricongiunge all'infinito del cosmo.
polange
Lettura di Fabio Pasquet tratta da "Good Times,Bad Times",Trasmissione radiofonica in onda su Rbe.
Fernando Pessoa da Poesie di Álvaro de Campos, traduzione di A. Tabucchi. Poesia del 1928
Poteva accadere. I piccoli miracoli quotidiani che come battito d'ali dell'invisibile mutano un destino in tempo e il tempo in incontro stendendo silenti la rete di salvataggio sull'essere. Esser preservati per sbucare da qualche parte, nella rotta rete, materializzazioni del caso o dell'ignoto al solo fine di esser presenti al rendez-vous col destino, all'incontro, agli incontri, al battito nel cuore dell'Altro.
Poteva accadere. Doveva accadere. È accaduto prima. Dopo. Più vicino. Più lontano. È accaduto non a te. Ti sei salvato perché eri il primo. Ti sei salvato perché eri l'ultimo. Perché da solo. Perché la gente. Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un'ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c'era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave,
un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza. Dunque ci sei? Dritto dall'attimo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta come mi batte forte il tuo cuore.
Wislava Szymborska
Meu coração não se cansa De ter esperança De um dia ser tudo o que quer
Meu coração de criança Não é só a lembrança De um vulto feliz de mulher Que passou por meu sonho sem dizer adeus E fez dos olhos meus um chorar mais sem fim
Meu coração vagabundo Quer guardar o mundo em mim___________________________________________________________________________________________ Il mio cuore non si stancadella speranza di aver tutto quello che può . Al mio cuore non si affianca soltanto il ricordo di un sorriso unicoche passò dai miei sognisenza dire addio e da lì ogni sguardo mio diventò lacrima il mio cuore è vagabondo vuol riporre il mondoin me... il mio cuore è vagabondo evuol riporre il mondoin me...
Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole.
Questi bei giorni di sole sottraggono ogni argomento alla tristezza. Baluginano le case calcinate sparse sulla collina verde. Ecco, anche un cavallo rosso nella piana. Torna qualcosa di scordato dalle vecchie estati. Ma erano veri quella ragazza nel campo di granturco e quel ragazzo nell’oro del meriggio che faceva segno al battello di passaggio con l’asciugamani da bagno.
Sotto la pelle delle mie mani cucito: il tuo nome che di mani si appaga. Se io impasto quel grumo d'aria che è il nostro cibo, il brillio delle sue lettere lo fa, da un poro aperto assurdamente, levitare. (Paul Celan)
Possa il cammino venirti incontro, possa il vento soffiare sempre alle tue spalle, possa il sole brillare caldo sul tuo volto, cada dolcemente la pioggia sui tuoi campi e, fino al nostro prossimo incontro, Dio ti conservi sul palmo delle sue mani.
May the road rise to meet you, may the wind be always at your back, may the sun shine warm upon your face, and the rains fall soft upon your fields and, until we meet again, may God hold you in the palm of His hand.
Alla fine scoprirai che le cose più leggere son le uniche che il vento non è riuscito a portar via un ritornello antico una carezza al momento giusto lo sfogliare un libro di poesie l’odore stesso che aveva un giorno il vento. Mario Quintana
Mi è sempre piaciuto osservare, badare alle sfumature... Mi piacciono le persone che "dicono qualcosa" e che sanno ascoltare, le persone che ragionano con la propria testa. Mi piace il battito di ciglia o il sorgere leggero di un sorriso, la voce musicale. Mi piace ascoltare buona musica, amo suonare, non potrei farne a meno, mi piace diventare cosa unica con ciò che suono, esplodere dentro. Mi piace guardare le mie dita scivolare sul manico della chitarra, stanno bene insieme, lì... Amo gli occhi di una donna, la sua pelle, la sua passione, tutto. Parlo tanto, fin troppo, ma ci sono momenti che rimango in silenzio ad ascoltarmi. E' in quei momenti che fabbrico i miei pensieri più veri, mentre cammino per le strade, osservando la gente che passa, ascoltando i discorsi, a volte assurdi, di alcune persone o assaporando il sole che mi scalda dentro. Amo ridere, giocare.
Amo le cose belle, le belle storie che dicono qualcosa, mi piace tutto ciò che fa palpitare il cuore. E' bello aver la pelle d'oca, significa che stai vivendo.
Si dice che ogni persona è un'isola, e non è vero, ogni persona è un silenzio, questo sì, un silenzio, ciascuna con il proprio silenzio, ciascuna con il silenzio che è.
Non conosciamo mai la nostra altezza Finché non siamo chiamati ad alzarci. E se siamo fedeli al nostro compito Arriva al cielo la nostra statura.
L’eroismo che allora recitiamo Sarebbe quotidiano, se noi stessi Non c’incurvassimo di cubiti Per la paura di essere dei re
Emily Dickinson
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Ci abituiamo al buio quando la luce è spenta dopo che la vicina ha retto il lume che è testimone del suo addio, per un momento ci muoviamo incerti perché la notte ci rimane nuova, ma poi la vista si adatta alla tenebra e affrontiamo la strada a testa alta. Così avviene con tenebre più vaste quelle notti dell’anima in cui nessuna luna ci fa segno, nessuna stella interiore si mostra. Anche il più coraggioso prima brancola un po’, talvolta urta contro un albero, ci batte proprio la fronte; ma, imparando a vedere, o si altera la tenebra o in qualche modo si abitua la vista alla notte profonda, e la vita cammina quasi dritta.
Emily Dickinson ________________________________________________ Buongiorno, notte. Torno a casa. Il giorno si è stancato di me: come potevo io - di lui?
Era bella la luce del sole. Stavo bene sotto i suoi raggi. Ma il mattino non mi ha voluta più, e così, buonanotte, giorno!
Posso guardare, vero, l'oriente che si tinge di rosso? Le colline hanno dei modi allora che dilatano il cuore.
Tu non sei così bella, notte. Io ho scelto il giorno. Ma, ti prego, prendi una ragazza che lui ha mandato via.
Un lied musicato da Richard Strauss, composto sui versi del poeta tedesco ma di origini scozzesi
John Henry Mackay. Domani. Una promessa. Un incontro che è un incontrare di nuovo.
Forse l'ho già scritto ma lo scrivo ancora.
Tutto ciò che si perde non è mai veramente perso. Ritornerà. Come la notte torna al giorno...
"Morgen", op. 27 Nr. 4 Elisabeth Schwarzkopf, Sopran Glenn Gould, Klavier 1966
Und morgen wird die Sonne wieder scheinenUnd auf dem Wege, den ich gehen werde,Wird uns, die Glücklichen, sie wieder einen,Inmitten dieser sonnenathmenden Erde…
Und zu dem Strand, dem weiten, wogenblauen,Werden wir still und langsam niedersteigen,Stumm werden wir uns in die Augen schauen,Und auf uns sinkt des Glückes stummesSchweigen…
E domani il sole splenderà di nuovo,
E sul sentiero che prenderò,
Saremo ancora uniti, noi, i felici,
Su questa terra che traspira sole...
E verso la spiaggia, la vasta spiaggia dalle azzurre onde,