AD OCCHI APERTI di ANGELA POLI
"Sai qual è il bello dei cuori infranti?" domandò la bibliotecaria.
Scossi la testa.
"Che possono rompersi davvero soltanto una volta. Il resto sono graffi."
Carlo Ruiz Zafòn da Il gioco dell'angelo, 2008 atto secondo - Lux Aeterna -
acrobata (s. m.) è chi cammina tutto in punta (di piedi): (tale, almeno, è per l’etimo): poi procede, però, naturalmente, tutto in punta di dita, anche, di mani (e in punta di forchetta): e sopra la sua testa: (e sopra i chiodi, fachireggiando e funamboleggiando): (e sopra i fili tesi tra due case, per le strade e le piazze: dentro un trapezio, in un circo, in un cerchio, sopra un cielo)...: volteggia su due canne, flessibilmente, infilzate in due bicchieri, in due scarpe, in due guanti: (dentro il fumo, nell’aria): pneumatico e somatico, dentro il vuoto pneumatico: (dentro pneumatici plastici, dentro botti e bottiglie): e salta mortalmente: e mortalmente (e moralmente) ruota: (così mi ruoto e salto, io nel tuo cuore)
Le parole inventano mondi, disegnano corpi, tendono mani, allargano sguardi, si stendono al sole, si asciugano e si dilatano fino a raggiungere l'altro capo, il tu sei, il punto più distante del cerchio, parole-ponte come transito, passaggio dell'anima, via di comunicazione leggera, impalpabile, aria nell'aria, battito sordo del cuore che si legge leggendo, impastato al suono vivo della parola che parla nella testa mentre il senso, il senso solo percorre il tratto e accende il mondo. polange
Dammi il mio giorno; ch’io mi cerchi ancora un volto d’anni sopito che un cavo d’acque riporti in trasparenza, e ch’io pianga amore di me stesso.
Ti cammino sul cuore, ed è un trovarsi d’astri in arcipelaghi insonni, notte, fraterni a me fossile emerso da uno stanco flutto; un incurvarsi d’orbite segrete dove siamo fitti coi macigni e l’erbe.
"Fa’ che la tua patria siano le parole, Itsik. Falle diventare il tuo amore. Ti giuro che, se lo farai, non sarai mai senza una casa e non sarai mai disperato. Ti alzerai ogni mattina sapendo che il mondo è tuo, non importa in quale angolo ti sveglierai."
Uscire dall'io per trovarlo...Il senso del sacro esula da ogni sciocco cappello posto dalle religioni. E' altro. Christos Yannaras, professore di filosofia e teologia all'Istituto di Studi Politici d'Atene ha scritto una bella pagina di estetica dell'eros quando esso diventa attivazione della piena della vita e corsa dietro la sacralità della bellezza, vittoria dell'io nel gesto del compimento oltre il misticismo, alla maniera di Nietzsche, restando attaccati alla terra. Per vivere bisogna correre ...
polange
"Se ti sei innamorato una volta, sai ormai distinguere la vita da ciò che è supporto psicologico e sentimentalismo, sai ormai distinguere la vita dalla sopravvivenza. Sai che la sopravvivenza significa vita senza senso e sensibilità, una morte strisciante: mangi il pane e non ti tieni in piedi, bevi acqua e non ti disseti, tocchi le cose e non le senti al tatto, annusi il fiore e il suo profumo non arriva alla tua anima. Se però l'amato è accanto a te, tutto, improvvisamente, risorge, e la vita ti inonda con tale forza che ritieni il vaso di argilla della tua esistenza incapace a sostenerla. Tale piena della vita è l'eros. Non parlo di sentimentalismi e di slanci mistici, ma della vita, che solo allora diventa reale e tangibile, come se fossero cadute squame dai tuoi occhi e tutto, attorno a te, si manifestasse per la prima volta, ogni suono venisse udito per la prima volta, e il tatto fremesse di gioia alla prima percezione delle cose. Tale eros non è privilegio nè dei virtuosi nè dei saggi, è offerto a tutti, con pari possibilità. Ed è la sola pregustazione del regno, il solo reale superamento della morte. Perchè solo se esci dal tuo io, sia pure per gli occhi belli di una zingara, sai cosa domandi a Dio e perchè corri dietro di Lui."
Poeta, incisore, pittore inglese. Di ispirazione romantica, fu autore di liriche innovative e visionarie, e di poemi mistico-simbolici che illustrò egli stesso: Canti dell'innocenza (1789), Il matrimonio del Cielo e dell'Inferno (1790), Canti dell'esperienza (1794). Illustrò, inoltre, la Bibbia, opere di Milton e di Young e la Divina Commedia di Dante.
Per Blake non esistono più "le arti" (pittura, scultura ecc.) ma "l'Arte", pura attività dello spirito, che rifugge dalla materia: tutta l'opera di Blake consiste in disegni al tratto di penna, acquarellati con tinte spente e trasparenti. L'Arte nel suo pensiero, è conoscenza intuitiva non già delle singole cose, ma delle forze perenni e sovrumane della creazione. Giulio Carlo Argan
Finestra sul mare, scultura di Tano Festa, 1989, Fiumara
Finestra
Finestra, tu misura dell'attesa, tante volte colmata, quando una vita con impazienza è tesa verso una vita amata.
Tu che separi e attrai, cangiante come il mare, - d'un tratto specchio che ritrai il nostro viso con tutto quanto appare;
esempio di libertà insicura nell'impatto con la sorte, forma che dai misura all'esterno troppo forte.
Rainer Maria Rilke
"Chi guarda da fuori attraverso una finestra aperta non vede mai tante cose quante ne vede chi guarda una finestra chiusa. Non c'è oggetto più profondo, più misterioso, più fecondo, più tenebroso, più abbagliante di una finestra illuminata da una candela. Ciò che si può vedere alla luce del sole è sempre meno interessante di quello che avviene dietro un vetro. In questo buco nero o luminoso, vive la vita, sogna la vita, soffre la vita." Così scriveva Baudelaire nello Spleen di Parigi (Le finestre), e ancora l'immagine della finestra in arte è un po' simile a quella dello specchio, una rifrangenza, una cornice necessaria che restituisce forma all'io stordito da troppa realtà. Le finestre aprono e chiudono il mondo, l'esterno, misura del tempo e del sogno come le finestre di Hikmet che liberano le stelle impigliate nei vetri e le rendono allo spazio notturno. Con esse sembra librarsi tutta l'anima imprigionata in una stanza.
Portami il girasole ch’io lo trapianti nel mio terreno bruciato dal salino, e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti del cielo l’ansietà del suo volto giallino. Tendono alla chiarità le cose oscure, si esauriscono i corpi in un fluire di tinte: queste in musiche. Svanire é dunque la ventura delle venture.
Portami tu la pianta che conduce dove sorgono bionde trasparenze e vapora la vita quale essenza; portami il girasole impazzito di luce.
Pensavo...a quel libro bagnato di mare, tutto imbrattato di sabbia e vento che mi ha scortata per un' estate intera e poi in autunno, fino a quando è tornato su uno scaffale e di lì ancora, ogni tanto, torna a richiamare la mia attenzione, come un ritorno dovuto che apre nuovi scenari non percepiti prima. Una mia notazione a matita sulla seconda di copertina: "L'esperienza non è ciò che accade ad una persona. E' ciò che una persona fa con ciò che gli accade." Huxley
La vita non è in ordine alfabetico come credete voi. Appare... un po' qua e un po' là, come meglio crede, sono briciole, il problema è raccoglierle dopo, è un mucchietto di sabbia, e qual è il granello che sostiene l'altro? A volte quello che sta sul cocuzzolo e sembra sorretto da tutto il mucchietto, è proprio lui che tiene insieme tutti gli altri, perché quel mucchietto non ubbidisce alle leggi della fisica, togli il granello che credevi non sorreggesse niente e crolla tutto, la sabbia scivola, si appiattisce e non ti resta altro che farci ghirigori col dito, degli andirivieni, sentieri che non portano da nessuna parte, e dai e dai, stai lì a tracciare andirivieni, ma dove sarà quel benedetto granello che teneva tutto insieme... e poi un giorno il dito si ferma da sé, non ce la fa più a fare ghirigori, sulla sabbia c'è un tracciato strano, un disegno senza logica e senza costrutto, e ti viene un sospetto, che il senso di tutta quella roba lì erano i ghirigori.
Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.
Abitanti-funamboli di infinite città invisibili, in equilibrio sull'acqua, o nell'aria, come la Smeraldina di Calvino. Sospesi nell'arte del restare fedeli ai volteggi della linea sottile, agli impercettibili movimenti dell'anima che cerca sponda, misura la distanza mentre piroetta verso il nuovo che è cifra di sè nell'eterno provvisorio, nella squadratura cangiante dello spazio per restare uguali a sè. Corpi in esercizio per imparare la difficile arte del non cadere e la lezione della bellezza che consiste sempre e comunque, nel salto del cuore, oltre la paura. "I limiti esistono soltanto nell'anima di chi è a corto di sogni. " polange
"A Smeraldina, città acquatica, un reticolo di canali e un reticolo di strade si sovrappongono e s’intersecano. Per andare da un posto a un altro hai sempre la scelta tra il percorso terrestre e quello in barca: e poiché la linea più breve tra due punti a Smeraldina non è una retta ma uno zigzag che si ramifica in tortuose varianti, le vie che s’aprono a ogni passante non sono soltanto due ma molte, e ancora aumentano per chi alterna traghetti in barca e trasbordi all’asciutto. Così la noia a percorrere ogni giorno le stesse strade è risparmiata agli abitanti di Smeraldina. E non è tutto: la rete dei passaggi non è disposta su un solo strato, ma segue un saliscendi di scalette, ballatoi, ponti a schiena d’asino, vie pensili. Combinando segmenti dei diversi tragitti sopraelevati o in superficie, ogni abitante si dà ogni giorno lo svago d’un nuovo itinerario per andare negli stessi luoghi. Le vite più abitudinarie e tranquille a Smeraldina trascorrono senza ripetersi."
Italo Calvino, le città invisibili
Ci sono due specie di persone. Ci sono quelli che vivono, giocano e muoiono. E ci sono quelli che si tengono in equilibrio sul crinale della vita. Ci sono gli attori. E ci sono i funamboli.
Maxence Fermine, Neve
In verità, il poeta, il vero poeta, possiede l’arte del funambolo. Scrivere è avanzare parola dopo parola su un filo di bellezza, il filo di una poesia, di un’opera, di una storia adagiata su carta da seta.
Maxence Fermine, Neve
Chi è fiero della propria paura osa tendere cavi sui precipizi; si lancia all'assalto dei campanili; allontana e unisce le montagne. Ecco il viaggio da fare: alzati quando il filo si mischia alla carta del cielo.
Uomo dell'aria, tu colora col sangue le ore sontuose del tuo passaggio fra noi. I limiti esistono soltanto nell'anima di chi è a corto di sogni.
Clip dal film di Wim Wenders PINA 3D (2011) dedicato a Pina Bausch, colei che a partire dagli anni Settanta ha rivoluzionato la concezione della danza contemporanea con il suo progetto di teatro-danza, il Tanztheater. Viaggio cinematografico sensuale e di grande impatto visivo, che segue gli artisti della leggendaria compagnia Tanztheater Wuppertal sulla scena e fuori, nella città di Wuppertal, il luogo che per 35 anni è stato la casa e il cuore della creatività di Pina Bausch.
Joshu chiese al maestro Nansen: "Qual'è la vera Via?".
Nansen rispose: "La Via di ogni giorno è la vera Via".
Joshu chiese: "Posso studiarla?".
Nansen rispose: "Più studi e più ti allontani dalla Via".
Joshu allora chiese ancora: "Ma se non devo studiarla, come posso conoscerla?".
Nansen rispose: "La vera Via non appartiene alle cose che si vedono né alle cose che non si vedono, non appartiene alle cose che si conoscono né alle cose sconosciute. Non cercarla, non studiarla, non nominarla, per trovarti su di essa, apriti, immenso come il cielo.
Siamo bravi a starcene così, sospesi in una nuvola di fumo, nella dilatazione dell'attimo. Un rallentamento del sangue, una volontà di smarrirsi in qualche cosa, non fosse altro per la speranza di ritrovare così una compiutezza che restituisca dignità all'equilibrio degli inconvenienti. Siamo sempre alla catena oppure persi in mare aperto. E quando giunge il silenzio ci sembra di esser partecipi di quell'altro mondo dove è ancora possibile essere interi e stranieri, dove i desideri sono desideri di ritorno che non ci colgono più alla sprovvista. Abitare la nostra inquietudine, giocare d'anticipo. Fare propria l'esortazione del Dhammapada: "Brilla per te stesso, come tua propria luce".
polange
Ci sono giornate che sono filosofie, che ci suggeriscono interpretazioni della vita, che sono appunti a margine, pieni di altra critica, nel libro del nostro destino universale. Questa è una di quelle giornate, lo sento. Ho l'assurda impressione che con i miei occhi pesanti e col mio cervello assente si stiano tracciando, come con un lapis insensato, le lettere del commento profondo e inutile.
Questa immagine è ciò che ho visto per lunghi anni, appesa al muro della mia stanza da bambina e da studentessa: incendio luna piena di Paul Klee. Intorno, alle altre pareti, un immancabile ritratto di Che Guevara, uno di Virginia Woolf e una foto d'autore in bianco e nero di donna con gatto. Emily Bronte era una delle mie letture frequenti, questa poesia era mia.
E' ancora Pessoa, un'altra delle sue voci poetanti, Riccardo Reis. A che serve sapere? Tanto si passa. Conta solo il qui e l'ora. Tutto dura il tempo della danza. Ma quanto diverso è il paesaggio di chi fa sublime l'imperfezione, di chi compie proprio il gesto opposto, conoscere e attraversare, e poi se ne distacca, per un momento che è dimenticare, dimenticarsi, ritornare ad esser senza misura, confondersi con tutto ciò che scorre. Liberi. Leggeri.
Questi passaggi del mattino, "Morning Passages" come questo brano di Philip Glass tratto da The Hours, uno dei miei film più amati. Arcani corpi in perenne movimento che attraversano lo spazio celeste e generano vita soltanto abbattendosi su altra materia...il loro tempo è quello di un volo. E' vero. La cometa, questa cometa, sono io...la cometa siamo noi....
polange
…Come cometa non ho una grande magnitudo, ma sono feconda, sperma celeste, ovulo celeste, femminile-maschile qui non conta, mi chiameranno Anita, sarebbe adeguato, piccola Anna, meglio Anita che un impronunciabile nome giapponese o la numerazione dei corpi celesti, tanto i nomi non contano niente, coi nomi non si prende niente, non prenderanno nulla di me, non ho spiegazioni, non ho volontà, non ho finalità.
Come cometa sono soltanto violenza vitalità e catastrofe, astro disastro, la buona stella o la stella discorde, vengo dalla zona di chi è stato tagliato fuori, dalla zona estrema dei corpi non nati, trascurati dalla generazione, troppo lontani dal sole al momento in cui tutto si generava per collisione e conflitto, e in quella nube sono rimasta interdetta e confinata, nube di Oort, sono rimasta lì ai margini, pianeta mancato, gravida di materia originaria e schegge schizzate da ciò che si andava creando e deflagrando, come cometa sono feconda, porto ciò che chiamano vita, ma per fecondare devo distruggermi, abbattermi su un corpo e penetrarlo rovinosamente, lacerandomi-lacerandolo, mescolando i miei liquidi, acqua e ghiacci, alla sua aridità.
Fra un milione d’anni può darsi, fra un milione di probabilità, magari mai più. Come cometa sono un viaggiatore perenne, periodico, ad ogni periodo perdo qualcosa, ad ogni periodo orbitale mi assottiglio col sole, come cometa non sono niente, se non i nomi e le motivazioni che mi danno al passaggio, non ho volontà, non ho spiegazioni, non ho alcun fine, non ho memoria, ogni volta è una novità, come cometa, mentre mi osservano, me ne sto andando…
Bello il gesto dell'offrire, è solo così che ci si sente più ricchi. Conoscevo questi versi, per una strana coincidenza erano tra quelli che avevo in mente di condividere. Arrivano al momento giusto, questo blog è "casa" loro e casa nostra.