mercoledì 24 aprile 2019

AUTOSTIMA








Ecco, ho fatto un elenco dei pilastri dell’autostima, l’amore di sé. Autocritica vuol dire non permettere più a nessuno di approfittarsi di noi e non ripetere gli stessi errori. Palesarlo qui significa mappare l’interiorità. Ad esser troppo umili e troppo buoni si diventa carne da porco. Non sono più la stessa. Deturpata dal narcisismo bruto e manipolatore faccio esercizio di autodifesa. Troppo umile, troppo accondiscendente, troppo ingenua e fiduciosa nel prossimo. Sentire gli altri nella carne e accogliere non é gesto da rivolgere a chiunque. Ho dentro un mondo che non apro più. Nemmeno qui. La profondità non é tristezza ma “occhi aperti” , sempre. Ogni grande cambiamento comincia da se stessi. Da me. 
  1. Non sono su questa terra per adeguarmi alle altrui aspettative e nessuno è su questa terra per adeguarsi alle mie. 
  2. Non  mi considero proprietà di nessuno e non considero nessuno mia proprietà .
  3. Voglio essere amato e rispettato dalle persone che amo e che rispetto. 
  4. Nessun gruppo o individuo ha il potere di decidere cosa devo pensare e sentire nei riguardi di me stessa.
  5. Quello che pensano gli altri non conta: conta quello che io so. 
  6. Sono responsabile delle mie scelte e delle mie azioni.
  7. Sono responsabile del mio comportamento e della qualità delle mie comunicazioni. 
  8. Nessuno può alzare la mia autostima - nessuno verrà a raddrizzare la mia vita, nessuno può respirare per me, ho diritto di considerare importanti i miei valori e sentimenti.
  9. Ho il diritto di esprimermi e di difendere il mio amor proprio. Ho il diritto di andarmene. 
  10. La mia integrità personale non è merce di scambio per chi predica bene e razzola male. 
  11. Le relazioni basate su uno scambio di valori sono superiori a quelle basate sul sacrificio dell’uno per l’altro. 
  12. Mi mostro per quello che sono e mi faccio conoscere dagli altri. 
  13. Un essere umano non  é proprietà di nessuno. 
  14. Quando l’io viene aggredito e non nutrito e riconosco l’abuso mi allontano e chiudo i contatti. 
  15. Sono responsabile della mia esistenza.

martedì 23 aprile 2019

SI IMPARA





Piccole riflessioni a margine, un “vade retro” ai commedianti . Le recite non ci piacciono davvero. L’intelligenza emotiva non va sprecata. E neanche anni, tanti, a conoscere se stessi.

Si impara a buttar fuori e a ignorare. Diamo valore a chi se lo merita. Anche il finto buonismo dei cattivi abbiamo imparato a riconoscere. Si, é proprio vero. Non sono più la stessa ingenua idealista emotiva, empatica, che crede di condividere il pane e la vita con chi “professa”  di condividere gli stessi punti fermi . Colei che vede e comprende e sopporta. Che si acconcia a comprender persino l’incomprensibile. Tra i nuovi, fondamentali punti di riferimento il primo è: alla larga dai coglioni e dai cretini. In generale.  La gentilezza  non é indice di stupidità . Non c’e Niente da spiegare. Ho di meglio da fare che intossicarmi.


In questa vita devi essere duro 
con chi lo merita. La gente confonde 
facilmente dolcezza con debolezza.


Alda Merini 

DIOGENE DI SINOPE







Siediti al sole. Abdica e sii re di te stesso.


Fernando Pessoa



Mi viene in mente la versione di Plutarco sull'aneddoto tra Diogene e Alessandro Magno. Quante volte, in spiaggia si rideva di questo tra amici. "Spostati dal sole", nessuno può farci ombra neanche Alessandro Magno. Che meraviglia non esser Nessuno e godersi il tempo. Gli “speciali” non esistono, i nessuno son quelli che non rompono e non ambiscono a nulla se non a ciò che é nelle loro corde.  Inizia la stagione della lucentezza e del ristoro. I finti allegri, i depressi mascherati da saltimbanchi, i cuori di pietra, i soli neri, lontani, lontani nel tempo. Mi sono ritrovata. Intera. 

Poiché molti uomini politici e filosofi gli erano venuti incontro e si congratulavano con lui, Alessandro sperava che facesse la stessa cosa anche Diogene di Sinope, il quale soggiornava nei dintorni di Corinto. Ma siccome quello, avendo pochissima considerazione di Alessandro, passava il tempo nel Cranèo (ginnasio di Corinto), egli stesso si diresse verso di lui; Diogene si trovava sdraiato al sole. E si tirò un po' su a sedere, poiché stavano venendogli incontro tanti uomini, ed osservò attentamente Alessandro. Poiché quegli, salutatolo e rivoltagli la parola, gli chiese se per caso avesse bisogno di qualcosa, Diogene rispose: "Sì, spostati un po' dal sole". Si dice che perciò Alessandro sia stato così colpito ed abbia a tal punto ammirato, seppur disprezzato, l'orgoglio e la grandezza d'animo di quell'uomo, che, mentre quelli del suo seguito, allontanandosi, lo deridevano e lo sbeffeggiavano, affermò: "E invece io, se non fossi Alessandro, vorrei essere Diogene".

VIVERE CON ONESTA’ E LASCIARE UNA TRACCIA




Soltanto gli onesti possono conoscere l'amore per tutto ciò che fanno  e che sono,  il ritmo, il tempo e la qualità del vivere intenso, profondo, serio. Se non risuona l'eco dell'universo in noi, in quello che siamo e agiamo non siamo altro che ciarlatani, impostori di noi stessi. Il successo e la prepotenza sono cifre che non mi appartengono. "L'amore è quando qualcuno ti fa del male e tu sei molto arrabbiato, ma non strilli per non farlo piangere", ha detto una bimba di 5 anni. Che bello... Già, "i nostri gesti hanno valore anche se non vengono commentati”, se non hanno spettatori, restiamo silenziosi, appartati, ad occhi aperti sulla  realtà.

"Chi ci invidia senza motivo, chi prova a scoraggiarci deve essere allontanato dalla nostra vita. Non possiamo stare accanto a chi vuole rubarci il nostro fiato per fare spazio al suo. Andiamo a respirare accanto a una ginestra, lei non partecipa alla rissa. Proviamo ogni giorno a stare nel mondo in punta di piedi, proviamo a portare il nostro chiarore, senza accontentarci degli equivoci con cui costruiamo le nostre giornate. Dobbiamo chiedere ai nostri occhi di essere più attenti e così pure alle nostre orecchie. Possiamo sentire e possiamo vedere di più. Questo esercizio non è doloroso, è un esercizio che riattiva la nostra salute, ci rende più vigili e appassionati, coi sensi più estesi e ramificati. La miseria spirituale deriva proprio dal fatto che gli umani a un certo punto si fanno un’idea di se stessi e degli altri e vanno avanti in questo nido, non cambiano mai il ramo su cui stanno appoggiati." 


22 Maggio 2016, nei pressi di Monopoli, (BA)






Vivere con onestà e lasciare una traccia
di Franco Arminio



Quello che conta non è avere successo, ma lasciare una traccia, lasciarla non in questo mondo, ma nell’universo. Mi spiego. La gente pensa che un leader politico lascerà una traccia molto più grande delle vecchie di Andretta, di una maestra elementare di Bitonto, di un pensionato di Ivrea. Non è così. La traccia durevole e profonda dipende dall’onestà con cui siamo al mondo. Chi si batte per suscitare clamore è un po’ un disonesto che vuole impressionare altri disonesti. L’universo non avrà memoria di lui. Una contadina che zappa, una goccia di sudore che scende nella terra forma un impasto minerale che ci ritroveremo nel pane. Una parola quieta, un dolore a bassa voce ti fa parlare coi gatti, ti dà l’amicizia delle rose.
Bisogna partire dall’idea che il primo dei nostri averi è la terra e chi la guasta ci fa un torto esattamente come se ci desse un pugno. Noi dobbiamo pensare che il mondo non è solo il carro delle merci e del potere. Questo mondo e la rissa in corsa per lasciare una traccia è un asilo infantile senza la maestra. Non resterà niente di questo abbaiare. Noi dobbiamo capire che abitiamo l’universo, è quella la nostra casa. I nostri gesti hanno valore anche se non vengono commentati da nessuno. I nostri gesti sono belli anche se non ci procurano fama e potere. Bisogna deporre l’invidia verso il successo. Chi ne ottiene ne vuole altro ancora, diventa bulimico, non trova pace. È umano volere attenzione per le nostre lotte, ma dobbiamo sempre chiederci cosa vuole la nostra natura profonda. Io credo che in quel punto ormai sperduto di noi stessi ci sia il bene, siamo fatti di bene. E il bene riconosce il piacere di una finestra aperta, sente il respiro di un cane, si sente fratello di un cielo azzurro, ma anche di una notte di pioggia.
Noi ora abbiamo un compito importante. Dobbiamo frenare l’isteria di questo mondo. È assurdo alimentarla. Dobbiamo affermare con fermezza le nostre verità senza esporle al giudizio dell’attimo. Dobbiamo dare fiducia 
agli anonimi e agli sconosciuti. Andare a scuola dai silenziosi, dagli appartati. La politica e la comunità hanno senso se ci fidiamo degli altri, se non pensiamo che sia tutto un imbroglio. Il gioco della furbizia non dobbiamo accettarlo né dai governanti, né dai nostri amici. Chi ci invidia senza motivo, chi prova a scoraggiarci deve essere allontanato dalla nostra vita. Non possiamo stare accanto a chi vuole rubarci il nostro fiato per fare spazio al suo. Andiamo a respirare accanto a una ginestra, lei non partecipa alla rissa. Proviamo ogni giorno a stare nel mondo in punta di piedi, proviamo a portare il nostro chiarore, senza accontentarci degli equivoci con cui costruiamo le nostre giornate. Dobbiamo chiedere ai nostri occhi di essere più attenti e così pure alle nostre orecchie. Possiamo sentire e possiamo vedere di più. Questo esercizio non è doloroso, è un esercizio che riattiva la nostra salute, ci rende più vigili e appassionati, coi sensi più estesi e ramificati. La miseria spirituale deriva proprio dal fatto che gli umani a un certo punto si fanno un’idea di se stessi e degli altri e vanno avanti in questo nido, non cambiano mai il ramo su cui stanno appoggiati.
L’aria e il suolo non sono lo sfondo dentro cui si muove la nostra vita, ma noi siamo un pezzo dell’aria e del suolo. Siamo terra e cielo e ogni costituzione dovrebbe partire dalla terra e dal cielo, poi vengono le piccole vicende della produzione e del consumo. Ci vuole un piano di riforestazione. Gli essere umani devono piantare arbusti, rose, ginestre sotto i teloni delle meningi. La psicologia è solo uno sterzo di gomma, non è il motore della nostra vita. Il motore vero è l’ecologia. Esistono i crimini contro l’umanità. Andrebbe istituito il reato di crimine contro la terra. Deve farsi strada un fuoco centrale ineludibile: la salute dei cittadini e della terra. Il resto sono scintille, il resto è cenere.
13 marzo 2019 (modifica il 13 marzo 2019 | 21:41)

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domenica 14 aprile 2019

CORAGGIO


Giovinazzo, 17 aprile 2019 

Senza troppi romanticismi smielati, senza bandiere di buonismo gretto e ipocrita, al netto dei falsi amori e delle false compagnie, la pace é impagabile !









Ai giovani che mi chiedono Ma io, che faccio?
rispondo : Guarda!
Il mondo è pieno di cose da esplorare.
Quello che ho fatto io non è unico.
Io non sono un’eccezione.
Io questa vita me la sono inventata.
Ognuno ce la può fare, ci vuole solo coraggio, determinazione e un senso di sé che non sia solo quello piccino della carriera e dei soldi
E’ fattibile, fattibile per tutti.
Fare una vita.
Una vera vita, una vita in cui sei tu.
Una vita in cui ti riconosci.

Tiziano Terzani

LETTERA AGLI STRONZI




LETTERA AGLI STRONZI

Cari stronzi,
siete tanti e questo vi dà coraggio.
Girate col cartellino in tasca:
ammonire è il vostro passatempo.
Non avete faccende importanti
nella vostra vita, 
date la caccia alle miserie degli altri
per dimenticare le vostre.
Io vi riconosco appena aprite la bocca,
vi sento anche quando non vi vedo,
siete registi falliti, creativi che non hanno mai creato niente, poeti
della cenere, fotografi dello sbadiglio,
militanti della purezza immaginaria.
Il vostro tempo è scaduto,
la fiamma della vostra candela 
si allunga perché è alla fine.
Sta per venire il tempo dei silenziosi
dei gentili. Il rancore è un ferro vecchio,
Dio è tornato a farci compagnia,
e noi porteremo sulla punta delle dita 
il suo chiarore.

Franco Arminio  

venerdì 12 aprile 2019

MEMENTO



Aggiungerei: a quelli che non smettono mai di imparare, di guardarsi dentro, di godere di ogni cosa, di ringraziare. 
A quelli che sanno restare in silenzio con se stessi e che sanno compiere gesti di gentilezza e di amore che nessuno vede. 

A quelli che si siedono nell’ultima fila per non essere osservati. 
A chi quando gli fai un sorriso in ascensore abbassa lo sguardo e arrossisce.
A chi rimane digiuno ai buffet. 
A quelli che non dicono niente quando qualcuno taglia la coda e passa avanti. 
A quelli che si scusano anche quando non dovrebbero. 
A chi è educato anche a costo di sembrare scemo. 
A chi ha un’intelligenza arguta e sa riconoscere quando è il momento di non arrivare primo. 
A tutti quelli che nella vita si sono persi un’occasione importante, perché un prepotente gliel’ha portata via. 
A chi ha la risposta giusta e non alza la mano. 
A quelli che ancora credono alla lealtà, a costo di essere sconfitti. 
E niente.
Io vi vedo. 
E siete proprio belli.


Roberto Pellico

RINGRAZIARE DESIDERO





Qualche estate fa ho portato questi versi di Mariangela Gualtieri in dono ad una serata tra amici, sotto le stelle, nella Murgia più desolata nei pressi di Monte Caccia.  Mi son tornati in mente ed eccoli qua. 


In quest’ora della sera
da questo punto del mondo

Io ringraziare desidero il divino
labirinto delle cause e degli effetti
per la diversità delle creature
che popolano questo universo singolare
ringraziare desidero
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità
per il pane e per il sale
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede
per l’arte dell’amicizia
per l’ultima giornata di Socrate
per il linguaggio, che può simulare la sapienza
io ringraziare desidero
per il coraggio e la felicità degli altri
per la patria sentita nei gelsomini

e per lo splendore del fuoco
che nessun umano può guardare
senza uno stupore antico

e per il mare
che è il più vicino e il più dolce
fra tutti gli Dèi
Io ringraziare desidero
perché sono tornate le lucciole
e per noi
per quando siamo ardenti e leggeri
per quando siamo allegri e grati
per la bellezza delle parole
natura astratta di Dio
per la lettura, la scrittura
che ci fanno esplorare noi stessi e il mondo

per la quiete della casa
per i bambini che sono
nostre divinità domestiche
per l’anima, perché se scende dal suo gradino
la terra muore
per il fatto di avere una sorella
ringraziare desidero per tutti quelli
che sono piccoli, limpidi e liberi
per l’antica arte del teatro, quando
ancora raduna i vivi e li nutre

per l’intelligenza d’amore
per il vino e il suo colore
per l’ozio con la sua attesa di niente
per la bellezza tanto antica e tanto nuova


Mariangela Gualtieri
Io ringraziare desidero per le facce del mondo
che sono varie e alcune sono adorabili
per quando la notte
si dorme abbracciati
per quando siamo attenti e innamorati
per l’attenzione
che è la preghiera spontanea dell’anima
per i nostri maestri immensi
per chi nei secoli ha ragionato in noi
per tutte le biblioteche del mondo
per quello stare bene fra gli altri che leggono

per il bene dell’amicizia
quando si dicono cose stupide e care
per tutti i baci d’amore
per l’amore che rende impavidi
per la contentezza, l’entusiasmo, l’ebrezza
per i morti nostri
che fanno della morte un luogo abitato.

Ringraziare desidero
perché su questa terra esiste la musica
per la mano destra e la mano sinistra
e il loro intimo accordo
per chi è indifferente alla notorietà
per i cani, per i gatti
esseri fraterni carichi di mistero
per i fiori
e la segreta vittoria che celebrano
per il silenzio e i suoi molti doni
per il silenzio che forse è la lezione più grande
per il sole, nostro antenato.

Io ringraziare desidero
per Borges
per Whitman e Francesco d’Assisi
per Hopkins, per Herbert
perché scrissero già questa poesia,
per il fatto che questa poesia è inesauribile
e cambia secondo gli uomini
e non arriverà mai all’ultimo verso.
Ringraziare desidero
per i minuti che precedono il sonno,
per gli intimi doni che non enumero
per il sonno e la morte
quei due tesori occulti.

E infine ringraziare desidero
per la gran potenza d’antico amor
per l’amor che se move il sole e l’altre stelle.
E muove tutto in noi.




giovedì 11 aprile 2019

I MESTIERANTI DELL’IPOCRISIA




LA timida bambina che fui un giorno, con un quaderno sulle ginocchia a scriver poesie, l’adulta che sono da un pezzo, con la poesia, la musica  e il quotidiano, la bellezza ad libitum, negli occhi e nel cuore. Lontano dall’ipocrisia dei teatranti e dei clown, l’abbraccio alla serietà che mi appartiene, lo slancio di essere liberata nel tempo, senza zavorre, con passi veloci. Ora so riconoscere i ciechi e gli stolti.  Ai prolissi e ai superficiali  che nulla sanno della mia pelle  regalo silenzio. Mi inchino alla bellezza dentro la quale mi ritrovo sempre uguale a me stessa e scanso l’inferno.  Conservo la timidezza e amo la solitudine, le mie radici sono i miei piedi, la pienezza del vivere e il coraggio di esser sempre dove voglio stare, contenta di ciò che ho.  Il mio IKIGAI, la ragione del mio esistere é tutta nella bellezza  dell’anima,non felicità fatua, non pozzanghere melmose e nemmeno maschere di tiranni inquieti, la bellezza sola, che si trova ovunque le si faccia spazio e la si riconosca. Anche nel poco, nel semplice, nel frugale.  Soprattutto qui. Si trema come foglie, si gioisce con l’anima, si ritirano le parole... e resta il pieno, che non si può spiegare, perché le emozioni come si fa a spiegarle? Come spiegare te che guardi un raggio di sole e ne senti il calore sulla pelle?

I MESTIERANTI DELL'IPOCRISIA

E poi ci sono gli stupidi
che si credono intelligenti,
i cattivi che si credono buoni.
E poi la poesia resta un mistero per molti

e questa è la sua fortuna, la poesia
è sorella delle erbe,
è cugina della neve.
Bisogna fare molta fatica per guadagnarsi
la stima della poesia, bisogna essere
molto profondi per stare nella vita
e non dentro le chiacchiere
che fanno i mediocri
che parlano per frasi fatte,
che usano una lingua collutorio.
La poesia è sempre fuori dalla compagnia,
è il conato di vomito, il bacio che non hai avuto
l'attesa perenne di una carezza,
è una lunga fila di agonie,
è il bambino di nove anni
coi nervi infiammati dalla timidezza.
Se voi non scegliete la poesia
è la poesia che sceglie per voi
e vi abbandona, vi lascia in mezzo al mondo,
vi lascia nel vostro mezzo mondo
di parole vuote,
rabbiosi senza rabbia,
pacati senza pacatezza.
La poesia non vi vuole, non vi conosce
se siete una pozzanghera
e vi credete in mare aperto.
La poesia non sa niente di voi,
piccoli infami senza coraggio,
prolissi mestieranti dell'ipocrisia.

HO DETTO ALTRE VOLTE





Ho detto altre volte
di quelli che ti portano rancore
per i torti che ti fanno.
Ora voglio aggiungere
quelli che pensano di ammazzarti
senza che tu te ne accorga.
Abbiate cura di smascherarli
anche se sono vostri amici,
buttate via il quieto vivere,
datevi alla lotta:
chi non lotta si ammala,
non bastano le tisane,
lo yoga,
datevi al furore,
spaccate il mondo
col vostro amore.

Franco Arminio





LE SENTINELLE DEL CHIARORE





La dignità é esser fedele a me stessa ... vivere, amarmi. gioire di me. Appartengo alle Donne di Luce , che hanno attraversato la Paura e più non ne hanno. Non importa cosa ho fatto  ma chi sono stata, da chi mi sono fatta quasi ammazzare per amore,  ignara e perseverante nel fornire infiniti, inutili, sfiancanti “gesti d’amore” a chi non mi  amava per niente , ma questo é consegnato alla damnatio memoriae. Le bugie le lascio agli stonati, senza corpo e senza storia,  la parola più bella del dizionario é NO, io mi salvo da sola, senza equivoci e menzogne. Il chiarore é la mia armonia, la mia buona fede la mia pace, i miei occhi sono occhi del sentire con un cuore sgangherato e ormai fragile, con le emozioni a colori, la spiritualità infrangibile, sentire nella pelle l’amore  di me e degli altri, il dolore di me e degli altri. E scegliere sempre ció che sento. La vita. Così, forte e fragile,  mi assumo in toto la responsabilità di me, sentinella di me, del bien-être costruito in tutta un’esistenza.  Di giudizi possiamo farne a meno, di idioti pure, il “coro di stecche”  é smascherato quando si ha l’orecchio buono e la vista lunga. I diritti umani non si barattano mai. In nessun caso. Sono Persona, niente di più e niente di meno. Felice di amarmi e di proteggermi. Libera di decidere di me e di scegliere persone intorno e accanto.  L’espressione verbale del mio sentire tradotta in gesti di onestá sono tutto il mio essere e tutto il mio avere. Sinceri, autentici,  si vive . E a me basta poco , mi basto io, quel che sono e quel che ho.


LE SENTINELLE DEL CHIARORE

Ci hanno confuso le anime.
Una volta un contadino aveva un suo alfabeto
e poi c’era l’alfabeto dei signori.
Ogni persona in qualche modo somigliava
al mondo da cui proveniva.
Oggi ogni persona è un corpo opaco,
una sorta di sottomarino.
Ognuno dice le sue cose
con una lingua che non è intonata
al proprio corpo e alla propria storia.
È la società degli stonati.
La comunicazione è un coro di stecche.
È il mondo della menzogna perenne.
Una volta c’era la verità e c’erano le bugie.
Oggi è bugiarda ogni verità
e sembra vera ogni bugia.
Non è chiaro se siamo all’inizio della confusione
o verso la fine.
Nessuno si permetta di aumentare gli equivoci
in cui siamo immersi.
Ogni volta dobbiamo chiarire e chiarirci.
Dobbiamo diventare le sentinelle
del chiarore.

Franco Arminio

martedì 19 febbraio 2019

ISTRUZIONI PER L'USO DELLA GIOIA


Polange comincia così il nuovo anno, prosegue il viaggio interiore, in direzione sempre ostinata e contraria, verso l'Itaca che sarà. 
Fare del proprio respiro bellezza, dei propri passi un destino.  La casa davanti alle onde. I viaggi servono a ritornare. A tornare a se stessi. Non ci sottraiamo al vento e al sole in viso, alla quotidianità e al ristoro di un canto che è la nostra voce. 


Abbiamo scelto dove restare. Lontano dalle beote folle, il più vicino possibile allo stupore del vivere che nulla e nessuno potrà sottrarci. L'innocenza muore, l'ingenuità un po' bambina giace sul selciato insieme ad un cuore frantumato, ma quel suono di dentro che risuona nella serietà e nella leggerezza, dopo anni di  incredulo, muto dolore ha ritrovato una voce che esprime .   E' presto per la gioia ma non è mai troppo tardi per un sorriso a quell'angelo ferito che mi rappresenta che ho proposto in copertina di questo blog. Sorrido a me, a chi mi sta intorno e con gentilezza crea ponti e condivisioni e intese. Sempre  integri, interi, anche quando capita di essere disintegrati dando fiducia alla gente sbagliata  nei posti sbagliati della vita. Siamo umani e abbiamo dignità e anima, carne e sangue, un cuore che pulsa. E abbiamo parole, gesti e occhi per “vedere” chi ci sta di fronte. . Angela resta ad occhi aperti. E va dritta per Il suo cammino. 



L'opera è di Lorca, artista sensibile e ispirato, la seconda opera del 2019, "L'angelo ferito" il titolo, e non poteva descrivere meglio uno stato vitale che si prospetta come cammino in solitudine verso una nuova "fioritura della carne, un maggio nelle ossa, un aprile negli occhi". Soltanto soli, forse, con leggerezza, responsabilità, cura e  pazienza, è possibile abbracciar se stessi e la gioia di esistere. Noi di tutte le stagioni abbiamo sempre amato l'estate, la straordinaria maturità del sole allo Zenith, il sale e l'acqua marina sulla pelle, il vento tra i capelli e il cielo azzurro, terso, la pienezza del vivere al centro della vita. Ci faremo di nuovo primavera  e poi ancora estate. Danneggiati e rotti sapremo fare del dolore e della cieca distruzione un passo di danza, della crepa una luce, integri sempre. Sempre uguali a noi stessi. Se non possiamo più amare almeno torniamo a nutrire la nostra anima.  Bisogna essere un dono per stare al mondo e per incontrare l'Altro. 

Istruzioni per l’uso della gioia

La gioia non è un risultato,
un fatto, una cosa, un luogo.
La gioia crea spazio, scioglie
fa il vuoto.

Per conservare la gioia non serve
un barattolo, ma un patto,
devi decidere che la gioia
è la strada della tua vita.

Dunque non cercare la gioia
successiva, sappi che te ne basta una,
una qualsiasi. Ecco, tienila, considera
che è la tua casa. 

Il dolore arriverà, ma intanto sappi
che la gioia scioglie nodi
e questo non potrà farlo
L’uragano del dolore, il dolore
ti schiaccia, ti zavorra,
ti fa un mendicante di pesi,
mentre la gioia conosce solo l’alfabeto
della leggerezza.

Non pensarla la gioia, sentila,
è una fioritura nella carne,
è il maggio delle ossa,
l’aprile degli occhi.

Franco Arminio




martedì 12 febbraio 2019

IO E TE

IO E TE DI BERTOLUCCI






Io e te doppio sogno italiano sulla gioventù italiana 2.0. Non credo che la telecamera di Bertolucci sia rimasta ferma agli anni '70. Poco sa di chi attraversa oggi il tunnel dell'adolescenza chi rinviene nella pellicola la solita paccottiglia dei ribelli ch'eravamo. Certo è vero che i giovani non cambiano mai. Si assomigliano con quei brufoli che devastano il viso angelico di un'età fardello insopportabile, implosione confusa di emozioni ciclotimiche difficili da individuare, circoscrivere, canalizzare in un linguaggio che sia comprensibile persino a se stessi. L'inferno della solitudine di chi vive come una condanna il troppo sentire, il dereglement dei sensi che finisce in un sottoscala buio di un palazzo borghese a dare sfogo alla propria voglia di sentirsi vivi. 
Rewind. Dal romanzo del più giovane e disincantato Ammaniti alla telecamera matura e sapiente del più grande regista italiano del Novecento, colui che ha filmato il novecento delle rivolte contadine, la rivolta claustrofobica di un vecchio pazzo e di una giovane sbandata nell' "ultimo tango a Parigi", i "dreamers" cinefili del sessantotto parigino tra Eros, trasgressione e immaginazione al potere e ancora, la ragazza di "io ballo da sola", un'altro viso di adolescente incatenata alla sua stanzetta esplosiva emotivamente. Tuttavia non è così, "io e te" non è un dejà vu con temi cari al regista. È una visione nuova di una adolescenza connessa, wireless e perennemente in cuffia, di adulti scomparsi dalla scena, di ventre di caverna rigenerante, di incontro con l'altro che non è per nulla l'immagine della perfezione che il mondo borghese richiede. Il tunnel da sopravvissuti da the day after e la clandestinità dell'essere vissuti nell'adolescenza trincea che stacca la spina con quei palazzi dalle finestre serrate e cerca con una lente di ingrandimento la scoperta impossibile di un mondo regolato da leggi naturali come quello animale. Il mondo animale ha due forme sottoposte a studio, lo strano animale che chiuso in gabbia disegna un infinito con il suo percorrere centimetri di uno spazio negletto e le formiche organizzate in una società ordinata, operosa, mai sbandata. C'è tanta psicoanalisi nella pellicola, dall'incipit nello studio di uno psicologo che è maschera del il regista stesso, il suo alter ego . Sedia a rotelle, la scala a chiocciola ritratto della più celebre fotografia e del sogno di avvitamento della società borghese, fino allo scavo su quei piccoli delitti familiari che fanno di quei due ragazzi quelli che sono, o forse no. Paura di vivere al fondo o troppa fretta di vivere in due immagini di gioventù che ritiene di esser sbagliata quando è tutto intorno sbagliato perchè murato al loro reale sentire, incapace di trovare voce. E la voce arriva con un pezzo di David Bowie, che sembra scritto proprio per quei due volti nella catacomba della borghesia del 2012. L'odddity space ordito, la stranezza nello spazio, l'astronauta perso nello spazio che non riesce a tornare a casa sulla terra e lancia segnali di soccorso alla base terrestre diventa ragazzo solo, ragazza sola nella versione italiana di Mogol. Anno 1970. Le cuffie che prima lanciavano i Muse ora ci ricordano con una stretta vitale con l'abbraccio impacciato e disciolto in poesia che sì, c'è sempre una via di uscita dal cunicolo. Basta volerlo, per salvarsi, basta cercarsi. Ed è l'alterità che ci scopre, l'altro che ci illumina.



Soundtrack: Ragazzo solo, ragazza sola, versione italiana testo di Mogol, di Space Oddity , cantata dallo stesso David Bowie. 1970







L'ANIMA SI SCEGLIE...





















L'anima si sceglie la propria compagna 
Poi chiude la porta 
così che la maggioranza divina 
non possa più turbarla 
Impassibile vede i cocchi che si fermano
laggiù al cancello
Impassibile vede un Re inginocchiarsi
alla sua soglia
Io so che tra tantissimi
L'anima ne scelse uno
Per poi sigillare come fossero pietra
le valve della sua attenzione.



- Emily Dickinson





* "Continuum, di Lorca,2019

LUOGO COMUNE DEL QUARANTENNE






















LUOGO COMUNE DEL QUARANTENNE


Quindicimila giorni secchi sono passati,
Quindicimila occasioni che si sono perse,
Quindicimila soli inutili che sono nati,
Ore su ore contate
In questo solenne ma grottesco gesto
Di dare corda ad orologi inventati
Per cercare, negli anni smemorati,
La pazienza di andar vivendo il resto.

José Saramago

MACHADO






Sei con me dunque? Nella mano sento

un doppio battito e il cuore mi grida

e nelle tempie mi assorda il pensiero:

sí, sei tu che fiorisci, che resusciti.




(Antonio Machado, in "Poesia d'amore del Novecento", Crocetti Editore)