giovedì 11 aprile 2019

I MESTIERANTI DELL’IPOCRISIA




LA timida bambina che fui un giorno, con un quaderno sulle ginocchia a scriver poesie, l’adulta che sono da un pezzo, con la poesia, la musica  e il quotidiano, la bellezza ad libitum, negli occhi e nel cuore. Lontano dall’ipocrisia dei teatranti e dei clown, l’abbraccio alla serietà che mi appartiene, lo slancio di essere liberata nel tempo, senza zavorre, con passi veloci. Ora so riconoscere i ciechi e gli stolti.  Ai prolissi e ai superficiali  che nulla sanno della mia pelle  regalo silenzio. Mi inchino alla bellezza dentro la quale mi ritrovo sempre uguale a me stessa e scanso l’inferno.  Conservo la timidezza e amo la solitudine, le mie radici sono i miei piedi, la pienezza del vivere e il coraggio di esser sempre dove voglio stare, contenta di ciò che ho.  Il mio IKIGAI, la ragione del mio esistere é tutta nella bellezza  dell’anima,non felicità fatua, non pozzanghere melmose e nemmeno maschere di tiranni inquieti, la bellezza sola, che si trova ovunque le si faccia spazio e la si riconosca. Anche nel poco, nel semplice, nel frugale.  Soprattutto qui. Si trema come foglie, si gioisce con l’anima, si ritirano le parole... e resta il pieno, che non si può spiegare, perché le emozioni come si fa a spiegarle? Come spiegare te che guardi un raggio di sole e ne senti il calore sulla pelle?

I MESTIERANTI DELL'IPOCRISIA

E poi ci sono gli stupidi
che si credono intelligenti,
i cattivi che si credono buoni.
E poi la poesia resta un mistero per molti

e questa è la sua fortuna, la poesia
è sorella delle erbe,
è cugina della neve.
Bisogna fare molta fatica per guadagnarsi
la stima della poesia, bisogna essere
molto profondi per stare nella vita
e non dentro le chiacchiere
che fanno i mediocri
che parlano per frasi fatte,
che usano una lingua collutorio.
La poesia è sempre fuori dalla compagnia,
è il conato di vomito, il bacio che non hai avuto
l'attesa perenne di una carezza,
è una lunga fila di agonie,
è il bambino di nove anni
coi nervi infiammati dalla timidezza.
Se voi non scegliete la poesia
è la poesia che sceglie per voi
e vi abbandona, vi lascia in mezzo al mondo,
vi lascia nel vostro mezzo mondo
di parole vuote,
rabbiosi senza rabbia,
pacati senza pacatezza.
La poesia non vi vuole, non vi conosce
se siete una pozzanghera
e vi credete in mare aperto.
La poesia non sa niente di voi,
piccoli infami senza coraggio,
prolissi mestieranti dell'ipocrisia.

HO DETTO ALTRE VOLTE





Ho detto altre volte
di quelli che ti portano rancore
per i torti che ti fanno.
Ora voglio aggiungere
quelli che pensano di ammazzarti
senza che tu te ne accorga.
Abbiate cura di smascherarli
anche se sono vostri amici,
buttate via il quieto vivere,
datevi alla lotta:
chi non lotta si ammala,
non bastano le tisane,
lo yoga,
datevi al furore,
spaccate il mondo
col vostro amore.

Franco Arminio





LE SENTINELLE DEL CHIARORE





La dignità é esser fedele a me stessa ... vivere, amarmi. gioire di me. Appartengo alle Donne di Luce , che hanno attraversato la Paura e più non ne hanno. Non importa cosa ho fatto  ma chi sono stata, da chi mi sono fatta quasi ammazzare per amore,  ignara e perseverante nel fornire infiniti, inutili, sfiancanti “gesti d’amore” a chi non mi  amava per niente , ma questo é consegnato alla damnatio memoriae. Le bugie le lascio agli stonati, senza corpo e senza storia,  la parola più bella del dizionario é NO, io mi salvo da sola, senza equivoci e menzogne. Il chiarore é la mia armonia, la mia buona fede la mia pace, i miei occhi sono occhi del sentire con un cuore sgangherato e ormai fragile, con le emozioni a colori, la spiritualità infrangibile, sentire nella pelle l’amore  di me e degli altri, il dolore di me e degli altri. E scegliere sempre ció che sento. La vita. Così, forte e fragile,  mi assumo in toto la responsabilità di me, sentinella di me, del bien-être costruito in tutta un’esistenza.  Di giudizi possiamo farne a meno, di idioti pure, il “coro di stecche”  é smascherato quando si ha l’orecchio buono e la vista lunga. I diritti umani non si barattano mai. In nessun caso. Sono Persona, niente di più e niente di meno. Felice di amarmi e di proteggermi. Libera di decidere di me e di scegliere persone intorno e accanto.  L’espressione verbale del mio sentire tradotta in gesti di onestá sono tutto il mio essere e tutto il mio avere. Sinceri, autentici,  si vive . E a me basta poco , mi basto io, quel che sono e quel che ho.


LE SENTINELLE DEL CHIARORE

Ci hanno confuso le anime.
Una volta un contadino aveva un suo alfabeto
e poi c’era l’alfabeto dei signori.
Ogni persona in qualche modo somigliava
al mondo da cui proveniva.
Oggi ogni persona è un corpo opaco,
una sorta di sottomarino.
Ognuno dice le sue cose
con una lingua che non è intonata
al proprio corpo e alla propria storia.
È la società degli stonati.
La comunicazione è un coro di stecche.
È il mondo della menzogna perenne.
Una volta c’era la verità e c’erano le bugie.
Oggi è bugiarda ogni verità
e sembra vera ogni bugia.
Non è chiaro se siamo all’inizio della confusione
o verso la fine.
Nessuno si permetta di aumentare gli equivoci
in cui siamo immersi.
Ogni volta dobbiamo chiarire e chiarirci.
Dobbiamo diventare le sentinelle
del chiarore.

Franco Arminio

martedì 19 febbraio 2019

ISTRUZIONI PER L'USO DELLA GIOIA


Polange comincia così il nuovo anno, prosegue il viaggio interiore, in direzione sempre ostinata e contraria, verso l'Itaca che sarà. 
Fare del proprio respiro bellezza, dei propri passi un destino.  La casa davanti alle onde. I viaggi servono a ritornare. A tornare a se stessi. Non ci sottraiamo al vento e al sole in viso, alla quotidianità e al ristoro di un canto che è la nostra voce. 


Abbiamo scelto dove restare. Lontano dalle beote folle, il più vicino possibile allo stupore del vivere che nulla e nessuno potrà sottrarci. L'innocenza muore, l'ingenuità un po' bambina giace sul selciato insieme ad un cuore frantumato, ma quel suono di dentro che risuona nella serietà e nella leggerezza, dopo anni di  incredulo, muto dolore ha ritrovato una voce che esprime .   E' presto per la gioia ma non è mai troppo tardi per un sorriso a quell'angelo ferito che mi rappresenta che ho proposto in copertina di questo blog. Sorrido a me, a chi mi sta intorno e con gentilezza crea ponti e condivisioni e intese. Sempre  integri, interi, anche quando capita di essere disintegrati dando fiducia alla gente sbagliata  nei posti sbagliati della vita. Siamo umani e abbiamo dignità e anima, carne e sangue, un cuore che pulsa. E abbiamo parole, gesti e occhi per “vedere” chi ci sta di fronte. . Angela resta ad occhi aperti. E va dritta per Il suo cammino. 



L'opera è di Lorca, artista sensibile e ispirato, la seconda opera del 2019, "L'angelo ferito" il titolo, e non poteva descrivere meglio uno stato vitale che si prospetta come cammino in solitudine verso una nuova "fioritura della carne, un maggio nelle ossa, un aprile negli occhi". Soltanto soli, forse, con leggerezza, responsabilità, cura e  pazienza, è possibile abbracciar se stessi e la gioia di esistere. Noi di tutte le stagioni abbiamo sempre amato l'estate, la straordinaria maturità del sole allo Zenith, il sale e l'acqua marina sulla pelle, il vento tra i capelli e il cielo azzurro, terso, la pienezza del vivere al centro della vita. Ci faremo di nuovo primavera  e poi ancora estate. Danneggiati e rotti sapremo fare del dolore e della cieca distruzione un passo di danza, della crepa una luce, integri sempre. Sempre uguali a noi stessi. Se non possiamo più amare almeno torniamo a nutrire la nostra anima.  Bisogna essere un dono per stare al mondo e per incontrare l'Altro. 

Istruzioni per l’uso della gioia

La gioia non è un risultato,
un fatto, una cosa, un luogo.
La gioia crea spazio, scioglie
fa il vuoto.

Per conservare la gioia non serve
un barattolo, ma un patto,
devi decidere che la gioia
è la strada della tua vita.

Dunque non cercare la gioia
successiva, sappi che te ne basta una,
una qualsiasi. Ecco, tienila, considera
che è la tua casa. 

Il dolore arriverà, ma intanto sappi
che la gioia scioglie nodi
e questo non potrà farlo
L’uragano del dolore, il dolore
ti schiaccia, ti zavorra,
ti fa un mendicante di pesi,
mentre la gioia conosce solo l’alfabeto
della leggerezza.

Non pensarla la gioia, sentila,
è una fioritura nella carne,
è il maggio delle ossa,
l’aprile degli occhi.

Franco Arminio




martedì 12 febbraio 2019

IO E TE

IO E TE DI BERTOLUCCI






Io e te doppio sogno italiano sulla gioventù italiana 2.0. Non credo che la telecamera di Bertolucci sia rimasta ferma agli anni '70. Poco sa di chi attraversa oggi il tunnel dell'adolescenza chi rinviene nella pellicola la solita paccottiglia dei ribelli ch'eravamo. Certo è vero che i giovani non cambiano mai. Si assomigliano con quei brufoli che devastano il viso angelico di un'età fardello insopportabile, implosione confusa di emozioni ciclotimiche difficili da individuare, circoscrivere, canalizzare in un linguaggio che sia comprensibile persino a se stessi. L'inferno della solitudine di chi vive come una condanna il troppo sentire, il dereglement dei sensi che finisce in un sottoscala buio di un palazzo borghese a dare sfogo alla propria voglia di sentirsi vivi. 
Rewind. Dal romanzo del più giovane e disincantato Ammaniti alla telecamera matura e sapiente del più grande regista italiano del Novecento, colui che ha filmato il novecento delle rivolte contadine, la rivolta claustrofobica di un vecchio pazzo e di una giovane sbandata nell' "ultimo tango a Parigi", i "dreamers" cinefili del sessantotto parigino tra Eros, trasgressione e immaginazione al potere e ancora, la ragazza di "io ballo da sola", un'altro viso di adolescente incatenata alla sua stanzetta esplosiva emotivamente. Tuttavia non è così, "io e te" non è un dejà vu con temi cari al regista. È una visione nuova di una adolescenza connessa, wireless e perennemente in cuffia, di adulti scomparsi dalla scena, di ventre di caverna rigenerante, di incontro con l'altro che non è per nulla l'immagine della perfezione che il mondo borghese richiede. Il tunnel da sopravvissuti da the day after e la clandestinità dell'essere vissuti nell'adolescenza trincea che stacca la spina con quei palazzi dalle finestre serrate e cerca con una lente di ingrandimento la scoperta impossibile di un mondo regolato da leggi naturali come quello animale. Il mondo animale ha due forme sottoposte a studio, lo strano animale che chiuso in gabbia disegna un infinito con il suo percorrere centimetri di uno spazio negletto e le formiche organizzate in una società ordinata, operosa, mai sbandata. C'è tanta psicoanalisi nella pellicola, dall'incipit nello studio di uno psicologo che è maschera del il regista stesso, il suo alter ego . Sedia a rotelle, la scala a chiocciola ritratto della più celebre fotografia e del sogno di avvitamento della società borghese, fino allo scavo su quei piccoli delitti familiari che fanno di quei due ragazzi quelli che sono, o forse no. Paura di vivere al fondo o troppa fretta di vivere in due immagini di gioventù che ritiene di esser sbagliata quando è tutto intorno sbagliato perchè murato al loro reale sentire, incapace di trovare voce. E la voce arriva con un pezzo di David Bowie, che sembra scritto proprio per quei due volti nella catacomba della borghesia del 2012. L'odddity space ordito, la stranezza nello spazio, l'astronauta perso nello spazio che non riesce a tornare a casa sulla terra e lancia segnali di soccorso alla base terrestre diventa ragazzo solo, ragazza sola nella versione italiana di Mogol. Anno 1970. Le cuffie che prima lanciavano i Muse ora ci ricordano con una stretta vitale con l'abbraccio impacciato e disciolto in poesia che sì, c'è sempre una via di uscita dal cunicolo. Basta volerlo, per salvarsi, basta cercarsi. Ed è l'alterità che ci scopre, l'altro che ci illumina.



Soundtrack: Ragazzo solo, ragazza sola, versione italiana testo di Mogol, di Space Oddity , cantata dallo stesso David Bowie. 1970







L'ANIMA SI SCEGLIE...





















L'anima si sceglie la propria compagna 
Poi chiude la porta 
così che la maggioranza divina 
non possa più turbarla 
Impassibile vede i cocchi che si fermano
laggiù al cancello
Impassibile vede un Re inginocchiarsi
alla sua soglia
Io so che tra tantissimi
L'anima ne scelse uno
Per poi sigillare come fossero pietra
le valve della sua attenzione.



- Emily Dickinson





* "Continuum, di Lorca,2019

LUOGO COMUNE DEL QUARANTENNE






















LUOGO COMUNE DEL QUARANTENNE


Quindicimila giorni secchi sono passati,
Quindicimila occasioni che si sono perse,
Quindicimila soli inutili che sono nati,
Ore su ore contate
In questo solenne ma grottesco gesto
Di dare corda ad orologi inventati
Per cercare, negli anni smemorati,
La pazienza di andar vivendo il resto.

José Saramago

MACHADO






Sei con me dunque? Nella mano sento

un doppio battito e il cuore mi grida

e nelle tempie mi assorda il pensiero:

sí, sei tu che fiorisci, che resusciti.




(Antonio Machado, in "Poesia d'amore del Novecento", Crocetti Editore)




chi non ha nuotato
sotto i ghiacci
non sa
come batte il cuore

POTATURA




Chissà perchè, sempre Pessoa, ancora Pessoa ... questi pensieri sono rimasti in memoria, tra le bozze del blog. La potatura, l'arte del tagliare, dell'aspettare, del crescere e del curare, coltivare. Gli occhi aperti, esser consapevoli e aprire le mani e donare e nutrire ... 

È così difficile descrivere ciò che si sente
quando si sente che si esiste veramente,
e che l’anima è un’entità reale,
che non so quali sono le parole umane
con cui si possa definirlo. 


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Così come laviamo il nostro corpo dovremmo lavare il destino, 
cambiare vita come cambiamo biancheria: non per provvedere al sostentamento della nostra vita, come col cibo e col sonno, ma per quell’ estraneo rispetto per noi stessi che giustamente si chiama pulizia.

Fernando Pessoa

RITORNO A SE’ - RITROVIAMO LA BELLA VOCE DELL’ANIMA


















  • Dopo tre anni polange, cioè io, ritorno al mio blog letterario, culturale, spazio di curiosità , libera condivisione di emozioni, pensieri, mente e cuore e anima. I fiori sbocciano quando è il tempo. Non prima. Bisogna attendere. Aspettarsi. Coltivarsi. E scoprirsi. Conoscersi. Divenire consapevoli di sé, di quello che c'è intorno, fuori, e di quello che c'è dentro, in fondo, nel buio, nell'ombra. E integrare . Integrare la conoscenza che scandirà un tempo differente da ciò che eravamo ieri. Il tempo della maturità e della pace, della forza e del coraggio. Bisogna attendere se stessi. Continuamente. 
    La vita non ci cambia, ci schiude soltanto, mi ripeteva un amico poeta quando avevamo vent'anni e questo concetto di Max Frisch ci pareva insondabile. Diventiamo quello che siamo. 


    I post di oggi 12 febbraio, sono le bozze rimaste sospese nel 2015. Versi che avevo letto e che mi avevano nutrita. Le immagini sono quelle rimaste in un vecchio iPhone. La credibilità di un essere umano la si guadagna con tutta la sua esistenza. Poveri i poveri di spirito e i brutti nell’anima, i traditori di se stessi. Avete imparato negli anni che le perle ai porci non si danno. Restiamo umani. Che bello il futuro con la pace dentro in compagnia di se stessi e del mondo. 


mercoledì 10 giugno 2015

OSPITE INCALLITO




Tutti gli addii ho compiuto. Tante partenze
mi hanno formato fin dall'infanzia.
Ma torno ancora, ricomincio,
Questo franco ritorno libera il mio sguardo.

Ciò che mi resta, è di riempirlo,
e quella gioia sempre impenitente
d'aver amato cose somiglianti
a quelle assenze che ci fanno agire"  [...]

Da L'Ospite incallito, Erri de Luca

BE SWEET WITH ME


"Be sweet", a whisper, a voice in a microphone, a woman poet who draws in the air her castle of meaning and breathing from the inside. It is no more a beckettian voice, the innomable, cancelled and separated from the space of the world but, on the contrary, the voice of the being, the whisper of the human naming things and creating the permanence in the impermanence, weaving a chant to life, the sound of a woman unlost thinking animal in the middle of creation. A new Book of wonders to express the wonder of being a part of the whole and the warining in the evocative tone unnaming "the other", the listener, the reader, the unintended "you" who is the real actor of the poem. "You" be sweet and be kind to the Self and to "the other". That is the simplest law of all laws, that is the secret which goes beyond the thoughts Emily Dickinson was writing in her scrambled sheets of papers. It is not the loss of the American poet living apart but, neverthless, the prayer to all things in the world, the bless of being alive and being cautious, the warning to not disturb the secret wonderful laws of the universe with the violence of the power over ourselves and over the others. 
Mariangela Gualtieri's poems are postmodern and ancient at the same time, the echo is that of a new modernity which starts from long away.
I offer here my English translation of this poem, it is about the ethics and the renewing the power of literature as a balm  in this devastating crisis of narration.
In an interview with Giulia Abate she confessed that poetry had been a late discovery for her. She was 40 years old and she was recovering from an ilness. Poetry as a cure  and as expression on the stage of the energy of the Self in the interrelation with every human being on the earth.

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Sii gentile, un sussurro, una voce nel microfono, una donna poetessa che disegna nell’aria il suo maniero di significato e respiro dal di  Dentro. Non é più la voce Beckettiana, l’Innominabile, cancellato e separato dallo spazio del mondo , ma, al contrario, la voce dell’essere, il sussurro dell’umano che da nome alle cose e crea permanenza nell’impermanenza, tessendo un canto alla vita, il suono di una donna che non si perde pensando l’animale nel mezzo della creazione. Un nuovo Libro delle Meraviglie per esprimere la meraviglia di essere parte del tutto e l’avvertimento presente nel tono evocativo che da vita all’”altro”, l’ascoltatore, il lettore, quel “tu” involontario che è il reale protagonista di questo testo poetico. TU “sii gentile”  e abbi tenerezza per il Sè e per “gli altri” . Questa è la più semplice legge di tutte le leggi, questo è il segreto che scavalca i pensieri che Emily Dickinson andava scrivendo sui suoi pezzettini di carta. Non è la perdita della poetessa americana che viveva isolata, ma la PREGHIERA  a tutte le cose del mondo, la BENEDIZIONE. di essere vivi ed essere prudenti, attenti, l'avvertimento a non disturbare le meravigliose leggi segrete dell'universo con la violenza del potere su noi stessi e sugli altri.
Le poesie di Mariangela Gualtieri sono postmoderne e antiche al tempo stesso, l'eco è quella di una nuova modernità che comincia tanto tanto tempo fa.
Offro qui la mia traduzione inglese di questa poesia, il suo tema è l'ETICA e il potere rinnovatore della letteratura come balsamo in questa devastante crisi della narrazione.
Durante una intervista con Giulia Abate la Gualtieri  confessó che la poesia era stata una scoperta tardiva per lei. Aveva 40 anni ed era in convalescenza durante una malattia. La poesia come CURA e come come espressione dello stadio dell’energia del Sè in Inter-relazione con ogni essere umano sulla terra .

polange


Sii dolce con me. Sii gentile
E’ breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’infinità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere.
Una nostalgia d’imperfetto
ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me e anche con te.
Quello che siamo
è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei
e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente
leggermente poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere d’acqua e scatto
e becchettio e schiudersi o
svanire di foglie
fino al fenomeno
della fioritura,
fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il mio ardore d’essere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci –
questo essere corpi scelti
per l’incastro dei compagni
d’amore.

BE SWEET
Be sweet with me. Be kind.
It is short the time left to us. Then
We will be wakes shining light.
And how much regret we will have
of the human. As now we have of Infinity.
But we will not have our hands.
We will not caresse with our hands.
Neither cheeks to touch softly.

A nostalgia of the imperfect
will inflate our glossy photons.
Be sweet with me.
Handle me with care.
Have the caution of the crystals
With me and with you too.
What we are
is more precious than the armoured work in the subterraneans
And emotional and fragile. Life needs
A body to be and you be sweet
With every body. Softly touch
Softly tread on
And take care
of every mechanism of flight
of Every jerk and vault
and maturation and root
And course of water and jost
and beacking and opening up or
Vanishing of leaves
Till the prodigy of blossoming.
Till the piece of meat on the table
Which is edible body
For my passion of being here.
Say thank you. Every now and then.
Be quit this being here of us -
This being chosen bodies
for the slot of love companions.

Mariangela Gualtieri from My True

giovedì 4 giugno 2015

IDEE E PAROLE






*******************************
L'uomo, è chiaro, è il labirinto di se stesso.            JOSE' SARAMAGO
*******************************

Perché citare, perché prendere in prestito parole e farne collana. La risposta è semplice: per ricordare. Non parole da fissare ma idee forti da conservare. Non mero esercizio compilatorio alla Bouvard e Pecuchet di flaubertiana memoria ma "tradizione e talento individuale"  secondo la visione modernista e post modernista. Non ci si scrive da soli, semmai, da soli ci si "inscrive" dentro l'umano. 
Polange  



«Un uomo si propone il compito di disegnare il mondo. Trascorrendo gli anni, popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di navi, d'isole, di pesci, di dimore, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l'immagine del suo volto». 

 ~Jorge Luis Borges, “L’artefice”

martedì 25 novembre 2014

orizzonte di pensiero






La ricerca è quel personale impulso che ti apre un orizzonte parallelo alla vita quotidiana, un orizzonte di pensiero.

Davide Bracaglia
Il
 libro
Crocetti Editore, 1999

lunedì 11 agosto 2014

DESTINO FIGURATO






Ironia, disincanto, disincontro, Alfonso  Berardinelli  descrive così questa poesia dall'andatura rapsodica e aspra: 
 "Tempeste atmosferiche e ormonali, ritmi del corpo e delle stagioni, genio dei luoghi e delle ore del giorno, investigazioni sulla fisica della materia e dell'immateriale: di tutto questo, della buona e della cattiva sorte in amore e in ogni economia della felicità, Patrizia Cavalli fa in poesia Scienza e Teatro."



Destino figurato

Poco fa me ne stavo rannicchiata
dentro un mezzo sonno coscienzioso
quando mi è apparso il mio destino figurato,
non visibile al presente o nel futuro
ma sicura proprietà del mio passato.
Qualcosa che era lí con me al mio inizio
e che mi equipaggiava, come una maglia nuova,
bella compatta, che poi, non si sa quando,
s’è disfatta. Sí, avevo il mio destino
e si è sciupato. Ma a quale duro ferro
mi si è impigliato il filo? Ecco, lo vedo
che se lo tira via mentre io incosciente
senza girarmi mai per liberarlo
per distrazione mia continuo sempre
a muovermi in avanti, avanti non davvero
che ero in un cerchio dove però molto
mi muovevo con la mia maglia ormai
tutta un groviglio.

Patrizia Cavalli

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ANIMA

Anima piena, anima salotto,
più piena, sempre piena, lacrimosa.
Anima quieta che resta nella stanza,
chiusa tenace assente spaventosa.

Lo sguardo tutto intenerito
in interiore sguardo si ferma
a ogni passo e si contempla. Sento
che piano piano mi prende la demenza.

Patrizia Cavalli

TERRA





Ha molte spine ma nessun confine,
chiuderla nei recinti dietro i muri
è impresa vana:
la terra è vento e non si fa arrestare.
Ha l'anima di polvere
e la tosse di cenere,
scatarro di vulcani.
La terra è oggi, ma chissà domani.


Erri De Luca, Bizzarrie della Provvidenza, 2014

MARMO




Questa forma di aquila a girare nel cielo a volare nei sogni e nella mente... tra dicibile e indicibile, tra la freddezza del marmo e il fuoco del sentire...la leggo come una poesia sulla salvezza. Individuale e collettiva. 


Non c'è cosa ch'io dico che non dica
ch'io vivo un'altra vita che è più viva
di questa stessa mia che vivo e dico.
E' come fosse un palmo sottoterra, 
tra semi che magari fioriranno –
un po' più sotto è dove stanno i morti 
a scalciare in eterno oltre la vita. 
E lì io me ne resto muta: aspetto,
continuo ad aspettare, aspetto ancora
– non mi fermano il sole nè la luna –
fino a che arrivi il verde e copra tutto
fino al mio cuore aperto alla gran vista.
Pare che sia così la gioia dura 
d'un eremita, 
in cima a una colonna, 

nel deserto.

[...] 

Ma c'è persa nell'aria della vita
un'altra fede, un dovere diverso
che non sopporta d'esser nominato 
e tocca solamente a chi lo prova.
E' questo.  E' rimanere
qui a sentire come adesso
l'onda che sale  nelle nostre menti
le stringe insieme in un respiro solo
come fosse per sempre,
e le abbandona.  Ma nemmeno 
la pupilla d'un cieco
dimentica l'azzurro che non vede.

Si ringrazia 
per essere qui
a dare forma 
alla mia vita che è così
più che qualcosa tutto.
Ed è la guerra mite di una viva – 
così lotto.

Silvia Bré, Marmo, Einaudi, 2014

lunedì 4 agosto 2014

A PIEDI





Soltanto solo,
sperduto,
muto, a piedi
riesco a riconoscere le cose.

Pier Paolo Pasolini

sabato 19 luglio 2014

VIAGGIO TERRESTRE





Agglutinati all'oggi 
I giorni del passato
E gli altri che verranno,
Per anni e lungo secoli
Ogni mattino sorpresa
Nel sapere che ancora siamo in vita,
Che scorre sempre come sempre il vivere,
Dono e pena inattesi
Nel turbinio continuo
Dei vani mutamenti.
Tale per nostra sorte
Il viaggio che proseguo,
In un battibaleno
Esumando, inventando
Da capo a fondo il tempo,
Profugo come gli altri
Che furono, che sono, che saranno.

Giuseppe Ungaretti

 Ultimi cori per la terra promessa, 1 
(da "Il taccuino del vecchio", 1960)

domenica 15 giugno 2014

POESIA







“Vorrei che la mia anima ti fosse leggera,
che la mia poesia ti fosse un ponte,
sottile e saldo, bianco
sulle oscure voragini della terra”.

Antonia Pozzi

IL GIORNO DOPO





Il giorno dopo è sempre così.

Il giorno dopo qualsiasi cosa.

Un anno bisestile, una passione non corrisposta,


una sbornia di liquore dolce.


Non riesci ad abituarti all’idea


di essere già al giorno dopo.


Ti ritrovi nel tuo primo pomeriggio


del tuo primo di gennaio a metà novembre


e ti accorgi di essere stonato, perché fuori tempo.


Per gli altri è un giorno come un altro.


Per te, è un giorno come te.


Sei in ritardo.


Non sei ancora uscito da ieri


ed è già domani,


anche se gli altri lo chiamano oggi.





Andrea G. Pinketts